Vuoto e Silenzio - Pt.1
- Giuseppe Scandale
- 5 set 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 10 set 2025
"Una lenta ascesi celeste, nel nero di un cupo pensiero.
Una domanda di senso: “Chi sono io?”
Lo zaffiro di fuoco, lei cercò.
Nella cecità del carcere, una luce.
Alla domanda, rispose: «Io Sono»"
~ Giuseppe Scandale
Quando un frutto è maturo, cade.
L'albero non può più trattenerlo.
Non ha più nulla da offrirgli.
Non può più nutrirlo.
Ha fatto il suo dovere.
Il frutto rimane attaccato a lui fino al tempo opportuno. E per un motivo ben preciso:
Maturare. E diventare a sua volta nutrimento.
Un frutto, una sfera vitale, nasce, cresce e poi cade, viene raccolto.
La sua esistenza ha uno scopo - non uno scopo finale - ma uno scopo intrinseco.
Vitale.
Infinito.
Quanti di noi possiedono la saggezza di un albero?
Quanti di noi sono in grado di lasciare andare i propri frutti quando sono pronti?
E voi potreste dirmi: "Ma noi non facciamo frutti!"
E io vi direi: "Ne siete proprio sicuri?"
Noi generiamo frutti ogni secondo, ma non ce ne rendiamo conto.
Siamo sempre da un altra parte mentre tutto questo accade...
Pensieri,
idee,
azioni,
comportamenti,
re-azioni,
scelte,
emozioni.
Questi sono i nostri frutti.
E quí, l'inganno più grande: l'identificazione con essi.
Siamo completamente identificati con ciò che creiamo e non con il creatore, non con l'albero.
Pensieri,
idee,
azioni,
comportamenti,
re-azioni,
scelte,
emozioni.
Tutte queste cose provengono dall'albero, ma non sono l'albero.
Fanno parte dell'albero.
Portando questo esempio nella nostra vita: nella maggior parte dei casi, quando ci presentiamo agli altri, dopo il nostro nome, cominciamo a raccontare tutto ciò che facciamo, non ciò che siamo.
Il nostro nome è un contenitore di etichette:
Ciao,
Mi chiamo...
Ho xx anni...
Sono un...
Faccio il...
Mi piace questo...
Non mi piace questo...
Identificazioni su identificazioni.
Riconoscersi e identificarsi in queste cose ci dà la percezione di esistere.
Tutte queste cose fanno parte di noi, ma non sono Chi siamo davvero.
L'albero crea il frutto, ma non è il frutto...
Il frutto fa parte dell'albero, ma non è l'albero...
Sarebbe come dire che la Galatea delle Sfere di Dalì, è rappresentata dalla sfere...
Niente di più falso!
Le sfere fanno parte della Galatea, certo, ma è il Silenzio attorno a loro che permette alla Galatea di esistere...
Per non parlare poi dello spazio vuoto dietro di esse...
Dalí ha dipinto ogni sfera con un precisione chirurgica.
Ha creato delle sfumature adatte e dei colori unici, ma ancora prima di ogni cosa: ha visto il volto della sua musa, del suo frutto, prima ancora di dipingerlo.
Può capitare, durante il nostro cammino evolutivo, di trascorrere un lungo periodo a dipingere accuratamente ogni sfera...
Può capitare, durante questa fase, di curare talmente tanto una sfera, da credere, infine, di essere una di queste...
Limitata dentro un cerchio, con quei colori, quella forma, quella densità, quell'identità...
"Io sono fatto così"
"Questo sono io"
"Questo è il mio lavoro"
"Questa è la mia relazione"
Questi sono solo frutti...
Questo è solo il senso dell'Io, del tuo Io.
... Ma io chi?
... Di quale io parli?
... Quale delle tue infinite maschere?
... A quale credi di più?
O forse, non ti ricordi più di essere l'albero...
O forse, non ti ricordi più di avere il pennello in mano...
Continua...
L'opera è "Galatea delle Sfere" di Salvador DalÍ



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